44 Days of Witchery: 2.A myth or story from folklore - Un mito o storia del folklore
Sansuna di GGantija (Malta).
Molto tempo fa, quando la Terra era nuova, Madre Terra si svegliò lentamente da un sonno profondo. Obbedendo all’impulso della forza creativa dell’universo ed energizzata dalla sua potenza aveva creato la Terra. Il lavoro l’aveva stancata e aveva dormito a lungo. Ora, non appena gli occhi le rimasero ben aperti e si fu stirata le membra, si guardò intorno per vedere cosa aveva fatto. E ne fu soddisfatta.
Ma anche se gli alberi e i laghi e tutte le cose che crescevano erano buone, non c’era nessuno a goderne, se non Lei stessa. Allora creò una donna. Ma la donna aveva a sua volta bisogno di qualcuno, e così creò un uomo. E poi gli animali, i pesci, gli uccelli, perché anche loro godessero della Terra.
E vissero tutti in una beata inconsapevolezza, finché Madre Terra decise che occorreva insegnare loro che uso fare di tutta quell’abbondanza e anche come riprodursi da soli, in modo da condividere il lavoro della creazione.
Per far ciò assunse un nuovo ruolo. Diventò Sansuna che sorse dalla Terra per vivere per un po’ con la sua creazione. Era gigantesca. Dall’alto di una collina pascolava le pecore e dispensava i suoi insegnamenti. Insegnò il segreto di come fare a vita e tutti conobbero la forza del sesso. Insegnò a filare e a tessere la lana delle pecore. Insegnò a mungere il latte delle mucche e a fare il formaggio. Insegnò anche il segreto dei semi, come piantarli e coltivarli. Insegnò come accendere il fuoco e come scaldarsi.
Poi si accorse che mancava ancora qualcosa. Occorreva che la gente imparasse a condividere l’energia vitale, ad apprezzare tutto quello che lei aveva dato loro. Occorreva che imparassero la bellezza e a fare cose belle per esprimere il loro apprezzamento. Occorreva che imparassero a ringraziare la Gigantessa per i suoi doni. Fu così che Sansuna scelse alcune donne e ne fece le sue sacerdotesse. Le radunò intorno a sé e insegnò loro in modo che a loro volta diventassero capaci di insegnare. Sansuna capì a quel punto che avevno bisogno di un luogo dove fare ciò.
Si alzò in piedi sulle sue gambe gigantesche e lasciò scorrerelo sguardo sulla sua isola. Vide un posto che le sembrava buono: un luogo da cui a sua gente avrebbe potuto vedere sia il mare che la terra. Lì avrebbero potuto sentire le brezze fresche e guardare il sole sorgere al mattino e tramontare la sera. Lì avrebbe costruito il suo tempio e per sempre la gente sarebbe venuta a rendere onore a Sansuna e alla sua forza creativa.
A Sansuna, intanto, era nato un bimbo. Se lo mise sulla schiena e sollevò un masso gigantesco. Tenendolo in equilibrio sulla testa, si incamminò giù dalla collina verso il mare. Si era legata un grembiule alla vita e nelle sue tasche c’erano quarata chili di fave magiche. Sansuna le mangiò mentre era intenta a questo lavoro e furono loro a darle la forza di trasportare le pietre con cui costruire il tempio dalle colline più lontane. Infisse due massi nel terreno con uno spazio sufficiente tra loro per permetterle di passare. Su di loro pose un’enorme lastra, in modo da formare un’architrave. Poi eresse le pareti in modo che seguissero la forma del suo corpo, la forma sacra della donna. Il tempio avrebbe fornito nutrimento alla sua gente come i seni di Sansuna sapevano fornire il latte.
Il tempio aveva cinque stanze. In quella più lontana, che rappresentava la testa, le sacerdotesse avrebbero parlato alla gente. Le due stanze, una a ogni lato del corridoio che conduceva dall’entrata alla camera dell’insegnamento, erano come i i suoi due grandi seni. E le ultime due, come i suoi fianchi. Queste rappresentavano la fertilità e l’abbondanza. Qui la gente avrebbe potuto stare insieme. Entrare nel tempio sarebbe stato come entrare nel grembo di Sansuna. E tutti avrebbero poi lasciato il tempio ispirati dagli insegnamenti dati loro dalle sacerdotesse. Ogni volta, nel lasciare il grembo della Dea alle loro spalle, sarebbe stata come una nuova nascita. E ogni volta che fossero entrati avrebbero imparato qualcosa di più e uscendo avrebbero capito qualcosa in più. Chiamarono questo tempio GGantija, che significa Gigantessa. E Sansuna fu onorata.
Un giorno Sansuna uscì dal tempio e chiamò perché venisse con lei suo figlio. Ma lui non rispose. Lo cercò ovunque: prima nel tempio, poi nel villaggio e infe per tutta l’isola. Il cuore allora le suggerì di guardare nel mare. In lontananza vide una barca che si allontanava dall’isola e comprese allora che la gente della barca le aveva portato via il figlio.
Sansuna era molto triste. Nemmeno le fave magiche riuscirono a rasserenarla o a ridarla forza. Capì che doveva andarsene. Disse che perdonava i rapitori, ma che con la loro cattiva azione avevano messo in moto una nuova forza che lei non era in grado di fermare. Le cose sulla terra sarebbero cambiate. IL cibo non sarebbe più cresciuto tutto l’anno e sarebbe stato necessario un duro lavoro per coltivare e raccogliere. Ci sarebbero state tempeste e talvolta la terra avrebbe tremato per la tristezza. Gli uomini avrebbero fatto cose terribili ai propri simili e ci sarebbero state lotte e conflitti. Anche partorire sarebbe stato diventato duro per le donne. La vita sulla terra stava cambiando.
La gente conobbe la paura nel sentire queste parole. Piansero e protestarono. Sansuna li amava e il suo cuore soffrì con loro.
“Costruite altri templi, disse, così questa diventerà un’isola sacra. Tenete a mente i miei insegnamenti e diventate maestri e maestre per quanti nasceranno dopo di voi. Conservate questi luoghi sacri per tutti quelli che sapranno condividere e rispettare la loro sacralità. Ora devo ritornare al centro della Terra, ma se farete come vi ho detto un giorno tornerò, mangerò di nuovo le fave magiche e porterò di nuovo grandi massi dalle colline e insieme costruiremo un nuovo tempio. E sarà il tempio della Festa perché la vostra capacità di comprensione darà diventata uguale alla mia. E vivremo insieme in pace e armonia”.